E'
nata a Genova nel 1969. Vive e lavora a New York. Espone
dal 1994 in Europa e in America.
L'interesse dell'artista è
da sempre rivolto verso l'indagine dell'identità
femminile nel mondo contemporaneo
e il suo lavoro presenta l'immagine del corpo della
donna come polo di ammirazione
e attrazione ma nello stesso tempo oggetto di schiavitù
e frustrazione.
Tutto nasce per Vanessa Beecroft
da un vissuto personale, e l'opera d'arte rappresenta
una sperimentazione per misurare
la propria emotività, una proiezione delle proprie
ossessioni sulla corporeità,
il fascino e il potere della seduzione fisica.
Beecroft ama collocare modelle,
attrici, talvolta donne comuni incontrate per strada
in spazi definiti con precisione
(sale di palazzi e musei, gallerie): costruisce con
rigida regia la scena, dove gruppi
di donne vestite succintamente, in genere con la parrucca,
restano immobili e indecifrabili
nell'area che occupano, incuranti di ciò che
le circonda, senza mai entrare
in contatto con il pubblico. Alcune sono in piedi, altre
sedute, i loro movimenti sono
impercettibili e nessuna mossa risponde a un gioco di
richiamo sessuale, semmai rimanda
ai gesti di un automa, privato dell'anima.
Le installazioni, per cui l'artista
si avvale di citazioni tratte da una serie di codici
culturali appartenenti al cinema,
alla pubblicità, alla moda, alla letteratura
e all'arte, avvengono nel più
totale silenzio e tutto sembra in attesa che si compia
qualcosa, quando invece non succede
niente durante le lunghe ore della performance. Ne risulta
un'atmosfera stranamente fredda,
misteriosa, che mette a disagio lo spettatore molto
di più di come possano
sentirsi imbarazzate le ragazze, osservate e studiate
come se fossero "in vetrina".
Il tema del corpo si sfaccetta:
serialità e unicità, omologazione e individualità,
fascino e indifferenza, seduzione
e solitudine: la bellezza è in funzione autoreferenziale
e la giovinezza è breve
sogno.
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