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Nome:
Chris Ofili

Chris Ofili, di origini nigeriane, nasce a Manchester nel 1968. Si impone all’attenzione del pubblico agli inizi degli Anni Novanta con quadri di costruzione complessa che affrontano diverse tematiche: dall’eccesso di decorazione alle politiche culturali e agli stereotipi della cultura nera.
In un momento di crisi della pittura, Ofili ha riportato l’attenzione su questo linguaggio, con la sua abilità di approfondire, arricchire ed allargare le potenzialità del mezzo pittorico attraverso un brillante ed eclettico insieme di materiali, rafforzandone il significato con lavori che affrontavano le questioni dell’identità, del pregiudizio e del preconcetto.
I suoi dipinti infatti, fantasiosi ed onirici, rappresentano la sintesi di una varietà di influenze di arte e cultura popolare che comprende eroi di fumetti, pornografia, jazz e hip hop, pettinature afro anni ‘70 e film di sfruttamento nero.
Segnalandosi per l’inventiva, l’esuberanza, l’umorismo e la ricchezza tecnica della sua pittura è stato il vincitore nel 1998 del Turner Prize, il premio che in passato ha consacrato le stelle dell'arte britannica da Damien Hirst a Gilbert&George fino a Malcolm Morley e Lucien Freud. Ofili aveva provocato uno scandalo nel 1997, quando i suoi quadri di sterco di elefante, brillantini e ritagli porno avevano attirato gli strali dei visitatori della mostra Sensation, presentata alla Royal Academy di Londra, che raccoglieva la pattuglia più nutrita e irriverente dei Young British Artists. Negli ultimi dieci anni ha presentato numerose esposizioni presso le più importanti istituzioni internazionali.
Il 2002 ha visto un’importante svolta nel suo lavoro: l’artista ha creato un’ambiziosa installazione per i suoi nuovi dipinti con la collaborazione dell’architetto David Adjaye alla Victoria Miro Gallery di Londra. La celebre Upper Room, realizzata per questa esposizione, consisteva in tredici differenti dipinti raffiguranti scimmie installati dentro una stanza di pannelli di legno densa di un'atmosfera drammatica, stanza alla quale si accedeva attraverso un corridoio buio rivestito di legno. L’installazione accompagnava una parte separata della mostra al piano inferiore, Freedom one day, che ritraeva Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden, nella quale ogni dipinto era realizzato usando esclusivamente i colori della bandiera Africana, il rosso, il verde e il nero.
Personalità significativa della Bad Painting, dell'ennesima rinascita della pittura ed eclatante modello della trasgressione ironica contemporanea, è anche rappresentante tipico della globalizzazione nell’arte lui che, inglese di colore, ha universalmente imposto un nuovo immaginario simbolico dell'africanità, miscelando tradizione melanconica con vizi e virtù della cultura moderna.
Ultimamente si dedica di preferenza a rapidi disegni ed acquerelli, che sono l’espressione del suo spirito libero ed ironico.
Vive e lavora a Londra.

MUSEI E GALLERIE D’ARTE CHE OSPITANO LE SUE OPERE
Museum of Modern Art, New York, USA
Museum of Modern Art, San Francisco, USA
Tate Gallery, Londra, Inghilterra
Museum of Contemporary Art, Los Angeles, USA
Walker Art Center, Minnesota, USA
Tyne & Wear Museum, Inghilterra

BIOGRAFIA ESSENZIALE
Chris Ofili nasce a Manchester nel 1968. Dopo aver studiato Arte alla Chelsea School of Art di Londra ed aver conseguito un Master in Pittura al Royal College of Art, nel 1992 vince una borsa di studio per un viaggio in Zimbabwe che inciderà profondamente sul suo lavoro. Discendente di una famiglia inglese di origini nigeriane, quella prima visita dell'Africa incoraggia l'artista, infatti, a riconsiderare la sua identità ed a sviluppare un'estetica altamente personale che esamina le caratteristiche peculiari della cultura nera, i suoi stereotipi, il suo immaginario collettivo, la sua sensualità.
La sua arte è ricca di riferimenti culturali e di materia popolare -dai fumetti alla musica nera- combinati con ironia ed innovazione da Ofili che usa la pittura come principale mezzo espressivo.
A partire dai primi Anni Novanta gli vengono dedicate numerose mostre personali e collettive che lo aprono alla scena internazione, tanto che nel 1998 vince il Turner Prize e nel 2003 viene scelto come rappresentante della Gran Bretagna per la Biennale di Venezia di quell'anno.

MOSTRE PRINCIPALI

MoMA, New York, USA

Victoria and Albert Gallery, Londra, Inghilterra

Padiglione inglese, Biennale di Venezia 2003
Museum of Contemporary Art, Sidney, Australia
The Saatchi Gallery, Londra, Inghilterra
Mori Art Museum, Tokio, Giappone

Victoria Miro Gallery, Londra, Inghilterra

 

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