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Nome:
Antonio Sofianopulo

E se si seguissero quei conigli, cosa succederebbe, dove si giungerebbe?
La magia di questi mondi pare essere questo invito ad esplorarli e, così, entrando…si finisce forse in luoghi simili a quelli che trovò Alice seguendo il Coniglio Bianco, ovvero attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò…
Sofianopulo, a differenza del coniglio di Alice, non fa percorrere un sentiero preciso, ma lascia liberi di attraversare i prati e i cieli, così come vanno attraversati i sogni. E così ci si ritrova in un mondo che pare reale e al tempo stesso è il suo esatto contrario. Un mondo alla rovescia dove giorno e notte, cielo e terra si (con)fondono senza attriti. Un paesaggio dove abitano tante piccole figure, quasi mai umane. La mano sembra quella di un Pisanello moderno, che tratteggia i soggetti con precisione e dettaglio nei tratti ed una squillante brillantezza di colori.

Qui tutto è lieve. Tutto si fa più leggero. Qui tutto pare poter volare.
Un paesaggio sublime di radici liberate dalla pesantezza della terra, di radici che salgono ai cieli, lasciando dietro di sé una scia di semi e di vita. E tutt’intorno è un trionfo di topinambur che ha preso il volo in una danza che genera una pioggia di petali gialli.
Uno stagno dove le salamandre galleggiano sull’acqua senza peso, un cielo dove volano coccodrilli e conchiglie ed i gatti dormono pigramente appoggiati ad isole celesti. Isole che hanno lasciato le acque preferendo l’aerea leggerezza dei cieli, da dove guardano alla rovescia la terra che non sembra rispondere ad altre leggi se non a quelle della fantasia.
Il gallo non canta, è attonito e ovattato dalla neve che ricopre fiori di ben altre stagioni, mentre i cristalli di neve, a mo’ di palline, si sciolgono e infrangono su una tela che pare l’obiettivo vitreo di una macchina fotografica. Il cane invece riposa fra ciliegie e fiordalisi, all’ombra di uno strapiombo che annulla ogni tentazione di paura ed orrido montano.
E’ un mondo dove l’uomo è assente e di lui ogni traccia e memoria. Non ci sono case, né strade. E’ un mondo contestualizzato solo dalla luce e dal meteo. Un mondo che si è restituito a se stesso, alle sue sole forze primarie di flora e fauna.

Stupisce la capacità di lasciarsi osservare di queste immagini, anche per lunghi minuti, senza stancare, obbligando lo spettatore ad indagare. Una pittura che non solo genera il desiderio di entrarvi, ma ha la capacità di rallentare i tempi della visione che si fa morbida, prolungata.
Ma, oltre alla fascinazione, lo spaesamento…è sogno o realtà, memoria o fantasia?
Vien naturale osservare…ma infine vi si va cercando qualcosa, la soluzione dell’enigma. L’abilità dell’artista sta in questo saper trasportare dentro l’immagine e poi lasciar lì, ad interrogarsi.
La rappresentazione è perfetta, ogni soggetto è dettagliato con cura e dovizia di particolari, tanto da sembrare quasi fotografato, eppure qualche cosa non torna: tutto è là, dove non dovrebbe essere, tutto è perfettamente uguale a se stesso, ma esattamente all’opposto, alla rovescia.
L’efficacia linguistica di Sofianopulo si esprime in questa modalità di rappresentazione, assolutamente mimetica ed aderente al reale, ma che non risponde al reale e da ciò ecco generarsi quel sentimento misto di costernazione e attrazione. Come nel mondo di Alice, le regole logiche e linguistiche sono apparentemente rispettate, ma al tempo stesso sovvertite da dentro.
E’ un mondo dove tutto è vero ed insieme paradosso, dove tutto è logico, ma non esiste teorema che lo dimostri. Così, ecco, la tana del coniglio bianco è l’immaginario dell’artista.
E, come nella memoria, come nei sogni, è vero, è reale solo quello che si vuole che così sia.
Come la memoria, queste immagini si alimentano di oggetti persi e ritrovati, pensieri, sogni ed oblii che si nascondono in ogni angolo. Assurdità e verità, senso e nonsenso si annidano nella memoria, dove è reale tutto ciò che vi risiede ed insieme è reale solo ciò che si vuole, se lo si ricorda.
E’ tutto quasi vero, è tutto quasi falso come lo è nelle memorie di questi paesaggi.

(Annachiara Sofia Cavallone)

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vedi opere:
Mitologia del quotidiano
Antonio Sofianopulo