| E'
nata nel 1972 ad Alkmaar, nei Paesi Bassi, dove vive
e lavora. Ha studiato fotografia presso l'Accademia
di Amsterdam e ha cominciato ad esporre nel 1996. Nel
1999 ha vinto il prestigioso premio "Charlotte
Köhler".
Luci taglienti che scolpiscono le immagini, pose da
ritrattistica storica, messe in scena studiate fin nel
minimo dettaglio: le ragazze di Hellen van Meene vivono
di una vita immobile e atemporale, immerse in una luce
naturale che non intende nascondere le imperfezioni
di un'età ancora acerba che prepara la piccola
donna già presente "in fieri".
Si avvertono curiose tensioni sotterranee tra la vulnerabilità
e la compostezza, tra la goffaggine e la grazia, l'intimità
e il distacco, la naturalezza e l'artificio, e spesso
gli scenari scelti con cura attenta del dettaglio (ambientazione,
trucco, vestiti e messa in scena) contrastano col realismo
schietto con cui le piccole modelle sono rappresentate.
Sono conoscenti, figlie di amici, vicine di casa ma
evocano archetipi femminili consacrati dalla storia
e dall'arte: così la fanciulla vestita di bianco
sdraiata ad occhi chiusi nella vasca di un giardino
ricorda Ofelia, mentre la ragazzina dai capelli corti
e il viso affilato bagnato di luce pura rimanda ai ritratti
di Giovanna d'Arco che la tradizione ci ha consegnato.
Spesso l'artista ha ritratto più volte negli
anni la stessa modella, che cresce quindi nell'occhio
compiaciuto e indagatore della macchina fotografica.
Suggestioni a volte di infanzie rubate, malesseri adolescenziali
di turbamento e inquietudine. Silenzi composti e sguardi
di nostalgia pacata. Vitalità racchiusa in un
foulard teso nel vento, in uno sguardo che sembra guardare
oltre l'obiettivo, in un vestito da donna violata che
copre gracili spalle bianche. Nessuna sorride, così
sceglie l'artista che costruisce con sapiente regia
il clima di immobilità e silenzio, dove è
possibile intravedere la lezione di Piero della Francesca,
Brugel, Rossetti e Vermeer.
duetart gallery
vedi opere |