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Nome:
Wanda Richter-Forg
ách

1937
Nasce a Berlino
1955-1959
Studia alla Scuola di Arti Decorative di Münster (Westfalia)
1959-1963
Studia alla Accademia delle Belle Arti di Düsseldorf (prof. Otto Coester)
1979-1990
Disegna i costumi per più di 200 produzioni realizzate da teatri internazionali
1987
Ricomincia l'attività di pittrice: espone in Germania e all'estero
2002
Mostra di ritratti (insieme a Konrad Klapheck) al Museo Kunstpalast di Düsseldorf
2012
Mostra personale "Donne" al Museo di Ameno (NO)
Doppia personale "Paesaggi dell'Anima" con Konrad Klapheck alla duetart gallery di Varese
2013
Doppia personale "Dreams on paper " con Konrad Klapheck alla duetart gallery di Varese

Acqua colorata

"e là m'apparve, sì com'elli appare
subitamente cosa che disvia
per maraviglia tutto altro pensare,
una donna soletta che si gia
e cantando e scegliendo fior da fiore
ond'era pinta tutta la sua via".

(Dante Alighieri, La Divina Commedia, Purgatorio, XXVIII, 37-42)

Wanda Richter-Forgách, come Matelda di Dante, si aggira solitaria nell'incantato mondo floreale annusando, osservando, ricercando con minuziosa attenzione la regolarità della bellezza e riproducendola nelle sue opere, per trasportare su carta la perfezione della Natura.
Un compito non semplice perché l'uomo, pur avendo strumenti più sofisticati è, per sua disposizione genetica, sempre meno preciso, meno perfetto, meno ordinato della mano che ha disegnato piante vigorose e petali effimeri. Anzi, per essere più corretti, è l'essere umano che studiando ha decodificato sequenze numeriche per poi scoprire che nel mondo vegetale venivano già rispettate, perché la famosa Sezione Aurea, che nell'Ottocento "pretendeva" una millantata superiorità estetica, in Natura esisteva già dal primo giorno. Si pensi alla spirale di Fibonacci che vediamo nei gusci di lumaca, nelle pigne, nelle margherite, nelle foglie che si dispongono lungo lo stelo in modo da poter ricevere tutte la stessa quantità di luce necessaria a vivere. Si pensi anche alla disposizione dei semi nei girasoli, alle 55 spirali che ogni volta ne incrociano altre 89 orientate in senso opposto. Gli stessi girasoli il cui studio ha caratterizzato tutta la vita artistica di Vincent Van Gogh, che in una lettera al fratello Theo dichiara: "Lo sai bene: a Jeannin appartiene la peonia, a Quost la malva e a me il girasole". Oltre la simbologia c'è la forma, e viceversa, ci sono i primi pianiche il pittore dedica al fiore che ama il sole, stravolgendo i canoni tradizionali, scegliendo di inquadrare soltanto le corolle su uno sfondo che non è più bianco ma è diventato blu, verde, rosso tutto insieme.
Fiori, dunque, per Wanda che ha nei toni cromatici e nelle disposizioni spaziali analogie con la grande Georgia O'Keeffe, passaggio obblilgato quando si sceglie oggi di narrare i fiori, di avvicinarsi a quello che è stato un tema a volte celato, guardato con diffidenza, meglio, con sufficienza. Nell'Ottocento invece si arriva all'eccesso, a un'apoteosi floreale, nelle arti in genere, con il rischio di banalizzare quello che è stato metafora di fragilità e di bellezza, dell'amor sacro e del profano, della gioia di vivere e della morte.

I fiori sono simbolo di sentimenti anche per Wanda Richter-Forgách, che nella scelta dei titoli guida lo spettatore sulla retta via dell'interpretazione: non solo parole per capire, soprattutto colori, in grado ogni volta di farsi messaggeri dell'artista. Il viola di Le relazioni pericolose che, come afferma Kandisky ne "Lo Spirituale nell'arte", è freddo e allontana dall'animo umano. Il rosso, che rimanda al fuoco, al sesso e al sangue, e ricopre ne I colori dell'innamoramento un cereo anthurium dalla forma a cuore. Il bianco etereo del lilium di La sonnambula, il colore dei fantasmi notturni, incantatore, stregato, spettrale. Wanda coltiva così il suo giardino, il suo hortus conclusus, irrorandolo con acqua colorata, scegliendo in modo rigoroso le specie da coltivare, attenta a regalare ai suoi sogni su carta un dono prezioso, l'armonia.

Francesca Gattoni

   

Dopo due anni dalla mostra “Temptation”, Wanda Richter-Forgách ritorna alla duetart gallery di Varese, proponendo al pubblico grandi figure eredi di un’arte che attraversa i secoli  e accompagna la storia e il tempo, eroine del terzo millennio che respirano nella luce del Mediterraneo tanto amato dall’artista.
Sfuggita insieme alla madre ai bombardamenti di Berlino, Wanda passò gli anni della guerra in Boemia. Dopo il ritorno in Germania studiò arti grafiche a Münster e poi pittura all’Accademia di Belle Arti di Düsseldorf. In venticinque anni di attività come disegnatrice di costumi per il teatro, ha esercitato il suo sguardo sull’uomo e, studiando la figura nelle sue relazioni con lo spazio circostante, ha affinato una sottile abilità nell’indagare lo spazio interiore.
Il titolo della mostra parla di ‘ignudi’, scelta raffinata, ricercata allusione dell’artista che conferma la sua abilità di narratrice di storie e di atmosfere: ‘ignudi’ sereni e ‘illuminati’ nella pace e nel silenzio dei luoghi termali, i nuovi santuari dello spirito del nostro tempo, che cerca nelle acque il nutrimento di una terra madre benigna.
Le opere sono nate dall’esperienza diretta dell’artista, che ha osservato i volti, anche quando gli occhi erano chiusi, ha ascoltato le voci, anche quando parlavano lingue diverse dalla sua, ha fissato con rapidi schizzi momenti di intimità e di amicizia silenziosa tra donne e uomini che vivono insieme un’ora di bellezza e di conoscenza delle regioni più intime dell’animo, condotti nei luoghi termali da dolori che non possono essere raccontati o tensioni che vengono da lontano e trovano nella solidale condivisione di un momento di cura il conforto tanto atteso.
Qui viene chi crede nel cambiamento, nella guarigione: ognuno porta con sé il suo essere ‘ignudo’ di fronte alla malattia, alla malinconia o alla fatica di una vita difficile o troppo convulsa: e nonostante il panno bianco indossato sia uguale per tutti, ognuno mostra chi è, stringendo le braccia nella stoffa con riserbo o sedendo come in trono con panneggi da regina, chiudendo le gambe in posa ritrosa o disegnando orgogliosa coi polpacci abbronzati leggeri passi di danza; tenendo gli occhi bassi, nel silenzio di un momento privato o cercando col sorriso altri volti, per condividere la ricerca di un’armonia dell’esistenza pur nell’assenza di salute, di bellezza e di serenità. I gesti del corpo svelano i caratteri.
Gesti timidi e sfrontati, prepotenti e modesti, discreti e impudenti nel nero del fango e nel candore dei teli che ammantano i corpi. È il dialogo dei contrasti, sempre presente nei temi dell’artista che indaga nel chiaroscuro dell’anima scegliendo, nell’infinita varietà dei grigi che descrivono le sfumature, la certezza inderogabile del bianco e del nero, categorie etiche che rinviano alla dialettica degli opposti. Nelle opere di Wanda Richter-Forgách si riconosce la mano che cerca di fondere i suoni, non di valorizzare la discordanza. La mano che vuole salvare l’amore pur nella diversità. La prospettiva che esalta la capacità di attrazione e non consente che vinca la separazione, che nel gioco dei rapporti condurrebbe solo ad una condizione di solitudine e isolamento.
L’artista ha compiuto numerosi viaggi, cercando nelle opere d’arte dei grandi le risposte alla ricerca inquieta del suo cuore, e la sua collezione di cartoline è la testimonianza di un amore totale e di un rispetto incondizionato: diecimila cartoline di affreschi e tele, dalle opere dei primitivi ai maestri del Rinascimento, dalle inquietudini barocche alle istanze innovative dei moderni e dei contemporanei. Diecimila immagini divise in ordine cronologico, per accompagnare il cammino di chi con l’arte ha narrato il mondo di dio e dell’uomo, di chi ha imitato o infranto le leggi della natura, di chi ha cercato la verità osservandola o trascendendola, ricorrendo a simboli per alludere  all’ineffabile. Nature morte e ritratti, scene sacre e profane, mitologia e realtà, Crocifissioni e Madonne col Bambino, forse l’iconografia più amata dall’artista incantata da Piero della Francesca, Tiziano, Van Dyck fino ad arrivare a Mark Rothko. Diecimila opere negli occhi di chi fin dall’infanzia sapeva che differenza corre tra ‘fare’ l’artista ed ‘essere’ un’artista, negli occhi di chi, anche attraverso la lunga collaborazione negli allestimenti per l’opera e il teatro, ha studiato le forme e i volumi, le proporzioni e i rapporti, ha studiato le stoffe e i materiali, i colori e gli effetti di ogni scelta sullo spettatore.
Estro e rigore, immaginazione e disciplina. Intuizione e un acuto senso critico che spinge Wanda Richter-Forgách a non fermarsi mai, a continuare la ricerca anche tecnica e formale, come dimostrano la soluzione di dipingere coi pigmenti e la particolare abilità nel disegno a carboncino: accanto alle tele, sono esposte cinque opere che appartengono ad un’ampia ‘galleria’ di ritratti nati da sedute di posa in compagnia di Konrad Klapheck in tante città d’Europa e d’oltreoceano, in cui artisti e galleristi, musicisti jazz e direttori di musei sfilano coi loro volti e i loro tratti caratteristici: dopo dieci anni di lavoro ‘à deux’, è nata un’intrigante serie presentata in mostra nel 2002 nel museum kunstpalast düsseldorf, nella città dove gli artisti vivono e lavorano (l’editore Schirmer/Mosel ha curato la pubblicazione di un magnifico volume.) Come è possibile vedere dalle opere in mostra alla duet, il soggetto ritratto è rappresentato da una duplice sensibilità, quella maschile, di Klapheck, che ha soprattutto fissato il personaggio nello spazio e nel tempo, valorizzando con energia il suo impatto sociale, e quella femminile, di Wanda Richter- Forgách, che ha lasciato che il personaggio prendesse vita sul foglio di carta, svelando con discrezione e sottile capacità psicologica il suo mistero più intimo.

Isabella Colonna Preti

 

Zwei Jahre nach der Ausstellung "Temptation" kehrt Wanda Richter-Forgách in die duetart Galerie in Varese zurück und legt dem Publikum große Gestalten vor, Erben einer die Jahrhunderte durchmessenden Kunst, welche Geschichte und Zeit begleitete, Heldinnen von heute, die in dem von der Künstlerin so geliebten mediterranen Licht atmen.
Vor den Bombenangriffen auf Berlin floh Wanda mit ihrer Mutter für die Kriegsjahre nach Böhmen. Nach Heimkehr und Schulzeit studierte sie Graphik in Müünster und Malerei an der Kunstakademie in Düsseldorf. Fünfundzwanzig Jahre übte sie als Kostümbildnerin für Theater und Oper ihren Blick auf den Menschen ein und verfeinerte durch das Studium der Figur im Verhältnis zur umgebenden Bühne die Kenntnis eines inneren Raumes.
Der Titel der Ausstellung spricht von "Ignudi illuminati", von "erleuchteten Akten", eine beziehungsreiche Wortwahl, die unter Anderem auf die Welt Michelangelos anspielt. Sie beweist aufs neue ihre Fähigkeit als Erzählerin von Geschichten und Stimmungen. Ihre "erleuchteten Nackten" sind Vertreter eines neuen Zeitgeistes, der in der Stille der Thermen Seelennahrung im Heilschlamm und in den Wassern einer gütigen Muttererde sucht.
Die Werke sind aus eigenem Erlebnis entstanden. Die Künstlerin hat die Gesichter beobachtet, auch wenn ihr zuweilen die Augen zufielen, und die Stimmen der anderen gehärt, auch wenn sie deren fremde Sprachen nicht immer verstand. In raschen Skizzen fixierte sie Augenblicke leiser und intimer Freundschaft zwischen den Männern und zwischen den Frauen, die für eine Stunde der Schönheit und der Erkenntnis der innersten Seelenbereiche zusammen-leben, aus der Ferne vom Schmerz oder von innerer Spannung herbeigetrieben, um im gemeinsamen Erleben eines heilsamen Momentes die ersehnte Tröstung zu finden.
Wer hier angelangt ist, glaubt an Wandel und Heilung. Jeder bringt mit sich seine "Nacktheit" gegenüber der Krankheit, der Melancholie oder der Mühe eines schweren und verworrenen Lebens. Das verhüllende weiße Tuch ist für alle das gleiche, und doch zeigt ein jeder, wer er ist: In der Art, wie er oder sie die Arme behutsam ins Gewebe drückt, oder wie ein Herrscher auf einem Thron aus Faltenwürfen mit abweisend geschlossenen Beinen sitzt, oder mit gebräunten Waden selbstverliebt leichte Tanzschritte zeichnet. Manche halten in der Stille eines privaten Momentes den Blick gesenkt oder schauen sich lächelnd um auf der Suche nach Anderen, die auf eine Harmonie der Existenz hoffen.
Schüchterne und freche, anmaßende und bescheidene, schamhafte und auftrumpfende Gesten im Schwarz des Schlammes und im Weiß des die Körper bedeckenden Tuches. Ein Dialog der Kontraste wohnt den Bildern der Künstlerin inne, die in das Halbdunkel der Seele schaut und aus der unendlichen Vielfalt der Farben und des Graus die unumgängliche Gewißheit des Weiß und des Schwarz wählt, ethische Kategorien in der Dialektik der Widersprüche. In den Werken von Wanda Richter-Forgách erkennt man die Hand, die ohne Dissonanzen auszukommen und die gegensätzlichen Klänge zu verschmelzen sucht, die Hand, die die Liebe auch in der Verschiedenheit retten will. Eine Sichtweise, die die Anziehungskraft feiert und nicht zuläßt, daß Trennendes zu Isolation und Einsamkeit führt.
Auf der Suche nach Antworten auf die Fragen eines unruhigen Herzens, hat die Künstlerin auf vielen Reisen eine Sammlung von Kunstpostkarten zusammengetragen, Zeugnisse hingebungsvoller Liebe und bedingungslosen Respekts: Zehntausend Postkarten von Fresken und Bildern auf Holz und auf Leinwand. Von den Werken der Primitiven zu denen der Meister der Renaissance, von der Unruhe des Barock bis zu der umstürzlerischen Erneuerung unserer Zeit. Bilder, in denen sie den Weg derer nachvollzieht, die mit Hilfe der Kunst von der Welt der Menschen und Götter erzählten, die Naturgesetze nachahmten oder brachen, die die Wahrheit suchten im Betrachten oder im Transzendieren und für das Unsagbare in Symbolen. Stilleben und Porträts, heilige und profane Szenen, Mythologie und Realität, Kreuzigungen und - der Künstlerin besonders lieb - die Madonna mit Kind von Piero della Francesca, von Tizian und Van Dyck bis zu Mark Rothko. Zehntausend Werke, ausgewählt mit Augen, die schon früh den Unterschied kannten, der darin besteht "als Künstler zu wirken" oder "Künstler zu sein". Direkte Inspiration bezog sie von den Fresken des antiken Pompeii, wo vor terracottafarbenen Hintergründen machtvolle Gestalten die Wände der luxuriösen Villen schmückten, ehe der glühende Lavastrom Häuser und Menschen unter sich begrub.    
Eingebung und Disziplin, Intuition und Selbstkritik, die Wanda Richter-Forgách antreiben, nie anzuhalten auf der Suche nach künstlerischem und technischem Fortschritt, so in jüngerer Zeit im Experimentieren mit Naturpigmenten in Pulverform und im wirkungsvollen Gebrauch eines archaischen Kunstmittels, des Kohlestifts.
Neben den Bildern auf Leinwand sind fünf große Kohlezeichnungen ausgestellt, die zu einer Porträtgalerie gehören, die in gemeinsamen Sitzungen mit Konrad Klapheck in den großen Städten Europas und der USA entstand, eine Enzyklopädie von Vertretern der Kunstszene, von Künstlern, Sammlern, Galeristen, Museumsleitern, Kritikern und einigen Musikern. Dabei ist die Sicht der beiden Künstler völlig verschieden: Während Klapheck, die soziale Stellung betonend, die Modelle in Raum und Zeit fixiert, läßt Wanda Richtger-Forgách das Individium auf dem Blatt aus Ingres-Papier zur Welt kommen und enthüllt mit diskreter Psychologie die intimsten Geheimnisse der dargestellten Person.   

Isabella Colonna Preti


vedi opere Ignudi illuminati


Wanda Richter-Forgách (Berlino) interpreta con delicatezza femminile i temi della nascita, della crescita e del declino, ma nella sua arte delicatezza non significa mai debolezza, bensì amore e devozione per la vita e i suoi riti di passaggio; nelle forme e nei temi dell'Artista delicatezza significa la forza di affermare che la salvezza nasce dal dolore e che solo il dolore personale rende ricchi e consapevoli, illuminati da una bellezza interiore. Amante della vita in tutte le sue forme, osservatrice dei cicli delle stagioni, Richter-Forgách per raccontare il gioco misterioso dell'erotismo sceglie i fiori perché sono simbolo di tenerezza e bellezza, di fragilità e transitorietà: l'uomo è vulnerabile, esposto alle leggi del cielo e della terra, radicato ai legami d'amore eppure flessibile e solo di fronte all'eterno. Solo le emozioni rendono ricco il cammino, e il ricordo della vita vissuta sostiene i giorni che verranno. Così la trama narrativa si dipana e si completa e i titoli scandiscono le tappe di un cammino di sensi e passioni: La Tentazione , Il Segreto, Primo Amore, Aspettativa, Battaglia dei Sessi…Anche se lo spettatore sa che i grandi fiori sono destinati ad appassire, sente che respirano di vita, e pare che da un momento all'altro un velo leggero di polline si stacchi dalla tela, per danzare con l'aria.

vedi opere Temptation

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