duetart home...
   
 
 
about us
 
conctact
 
find us
 
to buy
 

COLORE CRUDO

Mostra personale di Giorgio Vicentini

31 marzo - 26 aprile 2007


Una visita allo studio di Giorgio Vicentini a Induno Olona rivela i molti segreti della sua pittura e il grande mestiere che la rende possibile, fatto di forza poetica e tecnica visionaria, senso dello spazio e del colore. Ma, soprattutto, fa conoscere una delle sue caratteristiche principali, la curiosità, l’apertura a nuove esperienze, la voglia e la capacità di rimettersi costantemente in gioco. La nuova serie di lavori, intitolata Colore crudo, è il frutto dell’iniziativa dell’artista che, a cinquant’anni compiuti, è impegnato nell’inquieto processo di rinnovamento del proprio linguaggio formale ma in parte, come spesso accade, è stata determinata dal caso. Qualche tempo fa, infatti, tra le sue mani è capitato un foglio di poliestere. Trasparente, resistente, lucido, sottile, si è piegato al suo estro creativo, dimostrandosi strumento ideale per intraprendere la nuova ricerca. Così, dopo diversi tentativi, Giorgio Vicentini ha trovato la strada giusta.
Il procedimento è sempre lo stesso. Dopo aver steso del colore acrilico tra due valve di polifoil, le chiude facendole aderire, quindi distribuisce il colore seguendo un bozzetto precedentemente preparato. Separate le due valve di polifoil, dopo averle fatte asciugare, ritaglia le forme-colore che si sono così ottenute. A questo punto le applica su tela (un supporto cui ritorna ora dopo aver utilizzato per anni quasi esclusivamente legno e lastre di zinco) componendole, sovrapponendole, associandole in modo che le forme trovino un significato e una risonanza nello spazio pittorico. A questo punto il lavoro si risolve in una sintesi visiva, in guizzi quasi inconsapevoli cui però l’artista dà struttura attraverso delle fasce bianche, nere o rosse che contengono, comprimono, imbrigliano l’esuberante espansione del colore, il suo flusso emozionale. In questo modo la forma-colore, estrapolata dal suo contesto originario, vive di vita autonoma e crea nuovi, inaspettati campi di forza che finiscono per armonizzarsi o entrare in conflitto. L’opera oscilla tra le polarità di segno-colore, lucido-opaco, tela-polifoil. Due petali di rosso porpora divorano il grigio della superficie. Sfumature di lilla e carminio, di gusto pop, fuse in un abbraccio, rimandano alle serigrafie di Andy Warhol. L’incontro mistico di nero e rosso sangue sta a evocare la crocifissione. Un viola da Secessione austriaca, che sarebbe piaciuto a Klimt, dilaga sulla tela unendosi ai bruni. Altrove Vicentini si affida all’autorità del nero, denso e sporco, potente e polisenso, che è già in sé tante cose: la melanconia, l’evocazione di Goya e della grafica dell’espressionismo europeo, o la fuliggine dell’inquinamento urbano. Uno dei lavori più recenti è invece una tela di sapore antico, basata su accordi tonali preziosi. Ma è sempre e comunque il colore crudo, puro e denso a costruire forma, luce e ombra in una composizione che non rispecchia più il dato naturale, ma la sua trasfigurazione nella visione mentale dell’artista.

Licia Spagnesi

quasi degli haiku
con rabbia
dentro

Riccardo Prina
 
Colore crudo. Primitivo e antico. Così deve essere apparsa la luce quando l’uomo aprì gli occhi la prima volta dopo la cacciata dal Giardino di Dio. Perduta rappresentazione del mondo, dissepolta dalla mano dell’artista che nel cercare la forma ricrea il sapore della reliquia. Le valve come urna limpida che dischiude il mistero e svela la voce che possiede la fragilità del nido e la durezza cavernosa di un antro. Colore nodo di potenti intermittenze. Dolore nudo d’affanno nella parola che dimentica il grido della terra e risuona degli accordi del canto dei cieli, dove i gesti abbandonano la fatica delle braccia umane e sembrano rimpiangere la leggerezza imperiosa di un battito d’ali. Colore come il racconto della prima pittura del mondo, che precede il desiderio dell’uomo di lasciare l’orma della sua mano orgogliosa e audace, già macchiata di colpa. Colore segreto e manifesto, che non esprime altro che il suo esistere, colore ribelle che nasce dal ribollire della vita segreta delle cose, magma furente di materia audace. Dolcezza senza fine del paradiso lontano e pavido sguardo sull’inferno intravisto. Colore vertigine e volo. Colore vergine e inviolato nel suo nascere fuori dal controllo della mano dell’artista che genera sfumature inaspettate lavorando la materia più intima. Colore incontaminato eppure ricco di storia e di attesa, curioso di tempo e insieme capace di assomigliare ai sogni e ai terrori e di trasformarli in puro colore che non è mai mezzo ma fine, oggetto e soggetto della ricerca. Colore che acquista forza di epos nel contrasto con lo spazio vuoto, che ricorda il bianco dei versi lasciati dai poeti quando la parola rivela il suo limite e solo il silenzio dice. E la pausa dal canto. Colore lieve di tenerezze di polvere e macchia del sangue lasciato in un’arena. Colore lotta, colore pace. Colore rabbioso e docile, che possiede l’impeto di un treno un tuono un vulcano che erutta o del mare che si rivolta e insieme colore che esprime il silenzio che non senti nella fatica di amore e pudore di un filo d’erba che nasce e muore e poi nasce. Il silenzio che non senti nel passaggio tra l’alba e il giorno, tra il giorno e la sua notte. Colore che fa tremare di rispetto e riconoscenza. Colore asciutto come una lacrima seccata sul viso e insieme liquido di vita e calore, colore padrone superbo e amante che fugge. Colore fuoco che palpita nell’acqua e nel vento del padre e della madre valva, che gli hanno dato la vita e lo accolgono  per dirgli che è pronto per andare solo ma mai solo per le strade, emancipato e maturo, gravato della nostalgia di loro impotenti che attenderanno per sempre il ritorno e insieme lucente della curiosità audace del figlio, desideroso di viaggio e vorace di libertà. Colore come furia che travolge o velo che avvolge. Come un pugno o una carezza. Colore finito che insegue l’infinito. Colore che sa che esprimere un pensiero significa conservare la sua forza e privarlo della sua terribilità. Colore che sorride alla mano che l’ha voluto. Colore dono.

I. C. P.


 

duetart gallery