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ENDURING LANDSCAPES

Mostra personale di Loredana Di Lillo

16 febbraio - 15 marzo 2008


Appunti di storia in B/N

Il nostro rapporto con la Storia sembra essere ultimamente improntato alla contraddizione. Da una parte siamo tutti consapevoli di una certa, diffusa amnesia collettiva per gli eventi più o meno recenti, dall’altra sviluppiamo sempre più particolareggiate forme di nostalgia e feticismo verso le testimonianze del passato. Sembriamo essere indecisi se immergerci in un presente sempre sul punto di trasformarsi in orpello vintage, o se immergerci in un’adesione ludica al prossimo gadget in arrivo dal futuro.
I lavori presenti in questa mostra di Loredana Di Lillo suggeriscono un analogo stato della conoscenza, sospeso tra incanto e ironia, plausibilità e scetticismo.
La sua galleria di disegni è il prodotto dell’incontro tra fisionomie mitiche, volti iconici e inserti spiazzanti di anatomie anomale e oggetti incongrui. Sono disegni eseguiti sulla base di collage precedentemente realizzati dall’artista stessa che, in questo modo, personalizza per la seconda volta immagini preesistenti, lungo un processo di appropriazione e trasformazione a più fasi. La sua è una Storia reinventata, metamorfizzata in un bricolage di finzione e allucinazione degli eventi, un montaggio in cui si incontrano la Pop Art e Max Ernst, Alighiero e Boetti e John Stezaker, intimismo e banalità, mitologia e zapping casalingo.
Un altro lavoro in mostra si presenta in apparenza come il ready made di una macchina fotografica modello Canonet 28. Tutte le pose presenti sulla pellicola sono state scattate, ma il rullino non sarà mai sviluppato. Tutta la memoria contenuta in quegli scatti resterà muta, chiusa nella macchina come in uno sgabuzzino buio, nascosta come l’anima inquieta di una scultura. Un altro tassello al monocromo di questa ambigua tessitura di storia e silenzio.
L’ultimo lavoro in mostra lo troviamo su un piccolo monitor: una strana animazione che il lettering e il commento utilizzanti farebbero quasi sembrare l’inizio di un film. Ma le parole che appaiono sullo schermo “It’s hard to be down when you’re up” pare invece che siano state rinvenute in una sorta di graffito spontaneo tra le macerie del World Trade Centre. È tutto vero? O è uno scherzo macabro, un capriccio della narrazione popolare. O è un altro enigma in B/N con qualche grigio in più, proprio come la possibilità di conoscere il passato?
   
Alessandro Rabottini

 

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